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Circa 500 militari, tra ufficiali e soldati, appartenenti alla Brigata Como si riparano nella chiesa di Quero nella serata del 16 novembre, poco dopo la mezzanotte l’edificio viene accerchiato dalle truppe austro-tedesche e circa 150 soldati italiani trovano la morte a seguito del lancio di numerose bombe a mano.

Lettura della testimonianza di Emiliano Scalabrini:

“Penso all’immane macerie che sarà tutta la chiesa, mi attendo da un momento all’altro il colpo decisivo. Il cannone batte infatti più dappresso, il frastuono è infernale, gli orecchi stessi ne soffrono. Sento i soldati muoversi nell’oscurità, urtarsi fra i banchi, gettarsi a terra, ripararsi nelle nicchie degli alteri laterali. Un colpo tremendo assopisce ogni rumore, strappa un urlo ai soldati stessi e mi trovo a terra: vicino a me è caduto un lampadario ed i cristalli sono andati in mille frantumi: mi alzo ma non comprendo nulla: al primo colpo succede un secondo: poco dopo delle voci urlanti, un luccichio, quasi una vampa d’incendio penetra dai finestroni e illumina di fuoco la chiesa; le urla aumentano, sembrano alla porta stessa: “Gli austriaci! I nemici!” sento gridare in un urlo disperato dai soldati. “Non muovetevi!” grido io, “Impugnate le armi, su, pronti!”. Ma già le nostre parole sono sopraffatte da urli, da gemiti, da un rimbombo tremendo che ci caccia a terra tutti: credo proprio che la chiesa crolli, ma poi mi alzo e non sento che vetri rotti, delle invocazioni strazianti. E dalla porta spalancata un fuoco indicibile s’avanza, penetra e si alza; sento delle urla in lingua sconosciuta, delle voci di italiani gridanti “Pace, pace”; vedo una confusione generale, delle braccia alzate, fra un gridare infernale. “Morire, mio Dio, morire”, sento la mia bocca urlare, voltandomi verso l’altare, e lacrime calde forzarmi gli occhi. Cerco di fuggire per qualche parte; ma non trovo; nelle urla e in mezzo al puzzo dei liquidi infiammabili, incosciente, mi avvio anch’io da solo inciampando in indumenti, armi e presso la porta parmi in parecchi corpi umani. Comprendo tutto…”