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La 22a Schützen Division conquista dopo duri scontri il Monte Fontana Secca, presidiato dal Battaglione Alpini Vallecamonica; il 3° Reggimento Schützen conquista il Monte Pertica, il 26° reggimento Schützen insieme a reparti bosniaci conquista il Monte Tomba, i Tiroler Kaiserschützen avanzano verso il Monte Spinoncia, il Col dell’Orso e il Solarolo.

Lettura dal Diario del Battaglione Valle Camonica
21 novembre 1917

Fin dall’alba un intenso bombardamento con piccoli e medi calibri mira a sconvolgere ogni difesa sulla linea affidata al Battaglione.
[…]
L’intenso bombardamento fu foriero di un primo attacco sferrato dall’avversario verso le ore 11:00 con aggiranti ad ovest della vetta Fontanasecca e nettamente respinti. Su tali ammassamenti avversari invano venne chiesto il pronto intervento delle nostre artiglierie.
L’avversario però poco dopo mezzogiorno riprendeva un più intenso bombardamento e sferrava verso le ore 13 un altro attacco in forze specie su vetta Fontanasecca con bombe a gas asfissiante. La 506a C. Mitragliatrici che aveva avuti nei bombardamenti tutti i sei pezzi inutilizzati, contrattaccava subito con alla testa il Capitano Sig. Alebardi per frenare il primo urto. Aiutato da una sola arma della 485a C. Mitragliatrici che trovavasi sul fianco sinistro e che nel bombardamento aveva avuto gli altri cinque pezzi fracassati. Il nemico intanto in masse serrato e preceduti da mitragliatrici guadagnata la vetta prese a battere sul fianco sinistro tutta la linea schierata sul versante orientale intento a respingere attacchi frontali. I reparti presi da due parti e già duramente provati dall’intenso bombardamento contrattaccarono con indomito valore e con gravi perdite. I pochi superstiti appoggiarono a destra sul Battaglione Feltre che fu costretto a ripiegare la sua ala destra.
Le perdite approssimative sono le seguenti:
506a Comp. Mitragiatrici: Capitano Alebardi morto. Tenente Sismondo ferito. Truppa: morti – feriti e dispersi n. 80
109 Comp. M. Arvenis: Capitano Brunelli e S. Tenente Paladino feriti. Truppa morti-feriti e dispersi n. 120
Compagnia Compl. Valcamonica: Capitano Pacchioni e S. Tenente Recher fertiti. Aspiranti Rossi e Gerolami dispersi. Truppa: morti-feriti e dispersi n. 93.
250 Comp. Valcamonica: Tenente Ripa morto. Truppa: morti-feriti e dispersi n. 75.
251 Id. Id.: S. Tenente Menucatti ferito. Truppa: morti-feriti e dispersi n. 1
252 Id. Id.: Capitano Calevi ferito. Tenente Perigas, S. Tenente Giuliani, Id. Leoncini, Aspir. Montanari, Id. Zandegiacomi Dispersi – venne quasi accertata la morte
Truppa: morti-feriti e dispersi n. 190.
[…]
Le Sezione Bombarde intatta fu ripiegata sul Feltre dopo aver sparato tutti i suoi colpi rimanendo alle dipendenze tattiche di detto Battaglione.
Rimasto quindi indifeso il fondovalle ad evitare facili infiltrazioni su Malga Fontanasecca lo scrivente lasciava avanti la 257a Compagnia per permettere lo sgombro (sic) dei feriti e delle salmerie, mentre ordinava alle truppe schierate da M. Solarolo escluso a M. Fontanasecca di restringere la fronte serrando verso Solarolo e M.te Fontanet poiché oltre una compagnia avversaria tentava attaccare a tergo la nuova linea di difesa. Efficacemente aiutata dalla 558a C. Mitragliatrici lo scrivente poteva fortemente trincerarsi tra M.te Solarolo (in collegamento col 3o Battaglione del 149o Fanteria) cercando tra mezzo al Fontanet il collegamento col Battaglione Feltre. Dalla Selletta tra Solarolo e Fontanet la 98a Batteria da Montagna giunta in ritardo, messasi subito in postazione apriva violento fuoco sulla linea sanguinosamente ceduta.
Il contegno dell’intera truppa in linea, che sul terreno della resistenza ad oltranza ha lasciato oltre metà della sua forza, è stato superiore ad ogni encomio, poiché come a riscontrato anche il Capitano Sig. Castellini del Comando 3o Regg.to Alpini non vi furono sbandati.
[…]
Stato atmosferico sereno.

Lettura dalle memorie di Amerigo Maroni:

Arrivò il 20 mattina. Tutto calmo e così tutta la giornata e la notte venendo il giorno 21. Ma la bonaccia non doveva durare molto alle 3 del mattino ci fanno fare il zaino e via in trincea, a dare il cambio al terzo plotone.
Alle 5 ci portano il caffe. tutto é calmo, nessun colpo ne di fucile ne di cannone ci molestano. Alle otto pero si fa sentire qualche colpo che va sempre aumentando, poi più colpi poi più batteria, ed in fine alle ore nove un fuoco accellerato di ogni calibro, e una quantità di mitraglie. Le nostre mitraglie cominciano il fuoco, noi ci prepariamo per l’assalto, la nostra artiglieria non ci aiuta nemmeno un colpo spara, e cosi il nemico può avanzare senza essere disturbato. Gia li vediamo a venire avanti compatti apriamo il fuoco ma non arriviamo a farli fermare; il costone alla nostra sinistra ove la compagnia di marcia, gia é preso dassalto. Il nemico a conquistato la trincea, ed ora ci batte di fanco colla mitraglia. facciamo unaltra scarica ma poi stretti dalle due parti non si può competere, molti sono morti tanti feriti tanti ritirati e il mio Plotone col Tenente Montanari e Leoncini, ci fanno prigionieri ma poi il tenente Montanari cadde morto ed io coi compagni ci accompagnano all’infermeria ove vi sono i feriti, e la vi é pure il compagno Martino Donati ferito ad una coscia. Sono le 3 pomeridiane giorno 21 Novembre 1917. Fontana secca. Alla sera appena si fa notte ci danno un ferito ogni 4 persone da portare al paese che si chiama schiovenin [Schievenin] e si trova infondo alla valle. Arriviamo alle ore 1 dopo mezzanotte stanchi, sudati ed affamati. Depositiamo i feriti allinfermeria e poi si va in cerca di ricovero insieme siamo 3: Corbelli Abramo e Chiappelli Torquato ed io. ma essendo le case occupate dai tedeschi non si trova posto. Ci separiamo ed andiamo in cerca ognuno per se daccordo di trovarsi la mattina. finalmente trovo un solaio, e mi getto la in un canto, e stante la stanchezza mi addormento e dormo fino allalba.

Lettura da una testimonianza del generale Alfred Krauss, comandante delle operazioni austro-tedesche:

Le nostre truppe dovevano sopportare gravissimi disagi a causa dell’inclemenza del tempo, in posizioni ad alta quota esposte senza ripari alle intemperie; tutte le petizioni al comando per ottenere miglioramenti furono inutili. Sembra incredibile; avvenne che il personale richiesto per rilevare e tracciare il corso delle teleferiche arrivasse 4 settimane dopo […]. Sul settore del Grappa la lotta si insabbiò in una sterile guerriglia di posizione, com’era successo su altri fronti di montagna. Il comando supremo di Baden, a cui erano completamente sconosciute le connessioni fra la politica e la guerra e che perciò aveva imboccato la strada sbagliata, non seppe escogitare altro modo per sollevare la monarchia dalle pressioni, se non quello di ricacciare gli italiani, se gli fosse riuscito, al massimo fino al Tagliamento, dove credeva che l’esercito potesse restare indisturbato fino ad un armistizio accettabile. Non capiva che l’Italia era animata dalla volontà di vincere, e che quindi quel successo parziale poteva solo rimandare il confronto decisivo.
[…]
Perduto il Monte Tomba, divenne un importante pilastro del fronte nord-est del Monte Grappa il Monte Fontana Secca. Durante il rigidissimo inverno 1917-1918 i Kaiserschützen dovettero resistere al gelo e alle intemperie nelle posizioni dette “Nashorn” e “Sternkuppe”, arroccate ad appena 100 passi da quelle nemiche, cosicché non si poteva fare a meno di una continua ed attenta vigilanza e bisognava essere pronti a combattere da un istante all’altro senza tregua. I capisaldi erano sistemati alla bell’e meglio; spesso gli uomini dovevano dormire sulla neve, avvolti in teli da tenda. La colpa di tali guai ricadeva sui servizi logistici, che non fornivano materiali per costruire ripari e baracche; del resto i rifornimenti scarseggiavano ormai ovunque […]. Dunque entro la fine del 1917 le linee di ambedue i contendenti si stabilizzarono; le relative trincee erano vicinissime sui monti Asolone, Pertica, Solarolo, Fontana Secca, Spinoncia, ove a tratti la distanza non raggiungeva i 50 metri; non occorre dire che in quei punti “caldi” si verificarono quotidianamente imprevisti, scaramucce, perlustrazioni delle pattuglie, sparatorie a bruciapelo. Gli italiani si limitavano per lo più alla difesa, risparmiando la fanteria e battendo senza posa le trincee nemiche con l’artiglieria. Per tal motivo non si riusciva ad approntare caverne, ripari a prova di bomba, baracche solide; i soldati si avvinghiavano al terreno dietro i massi o nelle buche. Il Grappa prese per così dire il posto dell’Isonzo, divenne il fronte di montagna più spaventoso di tutta la guerra; negli anni precedenti ben pochi settori d’alta quota furono sottoposti ad una prova così massacrante. I giovanissimi, al battesimo del fuoco, sotto quella tempesta di colpi rimanevano terrorizzati e spesso uscivano di senno.
[…]